"Carlo Carrà. La natura come sogno" propone un ampio excursus che va dai primi dipinti
di stampo ancora accademicamente figurativo del primo del Novecento per giungere sino alle ultime sperimentazioni
primitiviste degli anni '50.
Tra le circa 70 opere, dipinti e disegni provenienti da collezioni pubbliche e private italiane, il nucleo principale
è peraltro costituito dalla produzione "post-metafisica"; un periodo fondamentale per l'evoluzione
artistica del Maestro (Quargnento, Alessandria, 1881 - Milano 1966). Infatti a metà degli anni Venti, un'epoca
segnata da grandi rivolgimenti sociali, Carrà si stacca definitivamente dalle esperienze di gruppo per iniziare
una ricerca autonoma e solitaria, interrotta solo dalla saltuaria collaborazione con riviste di critica ed estetica
come "Lacerba", "La Voce", "Esprit Nouve
au", "Fiera Letteraria"
e, più regolarmente, con il periodico "Valori Plastici" e con il quotidiano milanese "L'Ambrosiano".
Rifiutando la retorica rumorosa di molti suoi contemporanei Carrà si dedica così soprattutto al paesaggio,
ed è qui che la sua arte raggiunge l'apice del lirismo, in virtù di un processo non esclusivamente
pittorico che si potrà ritrovare in molteplici opere esposte. Un incedere compositivo che si rivelerà
non un semplice mezzo per rappresentare la realtà, ma costituirà un momento catartico, avendo il
compito preciso di cogliere sia gli aspetti qualificanti del reale, sia la sua intima essenza che, tramite un filo
invisibile, collega qualunque realtà esteriore alla propria realtà interiore fatta di ricordi, emozioni,
sentimenti.
Ed in questa mostra emerge prepotente tale filosofia che sta alla base di tutta la pittura di Carrà; una filosofia che si dipana attraverso un percorso visivo altamente poetico capace di restituire il profondo senso lirico di uno dei più grandi pittori italiani del Novecento.