11. Chiesa di San Martino
Si
tratta di una delle chiese coeve alla fondazione della città, originariamente in gotico come stile e in
mattone a vista come materiale, come si è cercato almeno di ricordare nella facciata e nel campanile, quando
fu ricostruita nelle forme attuali. Sappiamo infatti che negli ultimi anni del '600 l'edificio era in uno stato
tale da sconsigliarne l'uso. Addirittura crollò completamente il tetto, lasciando i muri perimetrali nudi.
Si dovette ricostruire tutto dal 1705 al 1711. Solo verso la metà del 700 tornò a risplendere di
suppellettili e decorazioni.
Della primitiva costruzione si salvarono parti dei muri perimetrali, quasi tutta la facciata, che fu solo rinforzata e risanata. Tra queste antiche testimonianze, seppure frammentarie, ci sono alcune delle cose più interessanti della chiesa. In primo luogo si può vedere all'esterno una pietra scolpita inserita sulla parete di via Cavour: si tratta di una lastra probabilmente di un antico ambone che rivela tratti caratteristici altomedievali.
Sulla facciata, nonostante la sua alta posizione e la difficile lettura, risulta molto interessante il rilievo con S. Martino a cavallo che divide il mantello con un povero, uno degli episodi più esaltati dalla tradizione popolare delle biografia del santo. Il rilievo pare doversi riferire al sec. XIV. L'interno della chiesa presenta una navata centrale più ampia e due laterali su cui si aprono le cappelle. Un'analisi particolareggiata degli arredi, dei ferri battuti e delle suppellettili delle singole cappelle potrà presentare al visitatore più attento anche delle piacevoli sorprese. In generale comunque occorre sottolineare che la chiesa serviva tradizionalmente una popolazione di più modesta cultura e forse anche di minore capacità di spesa. Committenti dunque legati alla tradizione, appagati più dalla volontà di esaltazione del proprio sentimento religioso che dalla esigenza di soluzioni estetiche particolari. Come al solito la chiesa diventa specchio della società che se ne avvale e precisa testimonianza anche di cultura spirituale e materiale, documento storico vero e proprio.
Nella chiesa sono comunque presenti momenti importanti, come gli affreschi che contornano l'altar maggiore e il coro, dovuti a Giuseppe Dallamano e gli affreschi della cappella di S. Giuseppe in cui ritornano il Barelli e l'Operti negli stessi ruoli che avevano occupato in Palazzo Burotti. All'Qperti si devono inoltre alcune tele significative come il "S. Francesco di Sales" e "L'Addolorata col Crocefisso" della sacrestia. In cima alla navata di destra, in una pesante cornice, si presenta un frammento della decorazione originaria della chiesa, probabilmente trecentesca: si tratta di un "Ecce Homo di grande intensità. A testimoniare che la chiesa doveva essere affrescata abbastanza diffusamente, secondo le abitudini medievali, ci sono ancora degli affreschi alla base del campanile, piccoli frammenti, spesso decifrabili a stento, se si esclude la santa che ancora corona la porta come una prestigiosa cimasa.