13. Chiesa di Sant'Iffredo

La facciata si richiama a tanti consimili edifici e fu finanziata soprattutto dalla famiglia Salmatoris che nel '700 venne in soccorso delle limitate disponibilità dei Battuti Neri, che potevano contare solo sulle offerte dei confratelli, sulle elemosine che i confratelli stessi andavano sollecitando nei giorni di festa e di mercato tra i viandanti, in concorrenza con i confratelli Bianchi che dovevano provvedere alle necessità dell'ospedale. Come i Disciplinati Bianchi avevano ottenuto la facoltà di organizzare la fiera di primavera e incamerarne gli introiti, anche i Neri ottennero di potersi finanziare con l'organizzazione della fiera d'autunno.

L'interno della chiesa conserva ancora almeno un gruppo statuario di grande interesse, una "Pietà del Plura" con la Madonna rivolta dolente al corpo del Figlio morto. È questa l'ultima grande testimonianza del cerimoniale del "Sepolcro" che, in genere comune a tutte le chiese della città durante la Settimana Santa, trovava in S. Iffredo il suo momento più alto, proprio per la funzione che i Neri svolgevano nella realtà quotidiana di assistenza ai condannati a morte.

Un'altra tradizione val la pena di segnalare, ugualmente legata a S. Iffredo: il particolare suo intervento in favore dei "pazzerelli". Accanto alla chiesa una piccola casa ospitava i pazzi per qualche giorno e se si pregava per loro individualmente per un certo tempo, il santo interveniva a guarirli.